questa non è la storia di Josh

Brutti pensieri 

Il professor Gregg De Sandri non era un killer seriale. I suoi ex studenti lo adoravano ancora. Anche se ai tempi del processo, su un muro dell’università, era apparsa una caricatura che lo ritraeva come un vecchio santa claus (per via della sua corporatura paffuta e allegra), che estraeva un coltellaccio dal sacco dei doni. 

Erano passati sette anni da quando Olivia aveva contribuito alla sua incriminazione, avviando un’altalenante collaborazione con il commissario Russell. Ma il rilascio del professore avvenuto ormai dieci giorni prima non la riguardava: perché allora il suo sonno era tanto agitato?   

Ripensò a quel periodo. Frequentava ancora l’università di Lettere e lavorava al Bikba, un piccolo ristorante alla periferia della città di Lo. Aveva appena finito il turno di chiusura serale e mentre abbassava la saracinesca aveva sentito la voce di una donna nell’appartamento di sopra che gridava “Tu non vali niente, fai schifo”, e una serie di altri improperi che non avrebbe voluto ascoltare. 

Le manifestazioni di rabbia le ricordavano sempre gli scoppi d’ira di suo padre e non sapeva mai come reagire. Così aveva chiuso tutto ed era tornata a casa più in fretta che poteva. Se avesse chiamato la polizia forse avrebbe evitato una tragedia, ma ci sarebbe voluto ancora tempo (e l’incoraggiamento del commissario Russell) perché iniziasse a fare “la cosa giusta”.

La sua testimonianza al processo comunque era stata “di contorno”, il professore si era dichiarato subito colpevole. 

Non sapeva dove fosse in quel momento – ancora all’Istituto per la Ricerca sui Corpi Artificiali, probabilmente. Certamente aveva un aspetto molto diverso dai tempi dell’omicidio. Nessuno avrebbe riconosciuto il vecchio santa claus.

Il professore aveva pagato per il suo crimine? Sì, era vissuto sotto forma di “organo insenziente” durante tutta la prigionia. Aveva scelto lui di sottoporsi a questo programma sperimentale? Sì, l’Istituto per la Ricerca sui Corpi Artificiali beneficiava della partecipazione dei detenuti alla sperimentazione, ma non dipendeva strettamente da essi: da quando s’era scoperta la possibilità di espiantare l’encefalo dal corpo, almeno un centinaio di soggetti della società civile avevano chiesto di entrare nel programma per motivi di salute o perché scontenti del proprio aspetto. Non c’erano state pressioni di alcun genere sul De Sandri né da parte dell’Ente Penale né dell’IRCA. 

Però i trasferimenti da corpo biologico ad artificiale non richiedevano in genere più di ventiquattro ore. Nessuno prima d’ora s’era mai risvegliato da un sonno di sette anni per venir catapultato in un corpo sintetico. A distanza di tanto tempo il cervello del De Sandri poteva esser stato danneggiato? Chi avrebbe assicurato il buon andamento di operazioni che coinvolgevano corpi su cui nessuno, nemmeno un parente, avrebbe potuto vigilare?

Ma i vantaggi del programma erano evidenti! Il De Sandri ormai doveva aver già iniziato il suo percorso di rieducazione. Chiunque sarebbe stato entusiasta di poter ricominciare da capo senza che il proprio nome venisse associato ad un crimine tanto orrendo come l’assassinio della propria amata. 

Si sarebbe pentito il professore di aver cancellato la sua identità precedente? Chissà. Niente più contatti con ex colleghi e studenti che nonostante tutto avevano continuato a sostenerlo e gli avrebbero dato volentieri un’altra possibilità.

Nella testa di Olivia giravano tante domande. 

Il suo appartamento non era tanto diverso dal Bikba in quel momento: soffocante e sovraffollato. Il condizionatore era rotto e lei aveva lasciato uno spiraglio di finestra aperto anche se le norme sulla privacy lo sconsigliavano vivamente. 

In un angolo della stanza c’era l’armadio con le schede delle indagini condotte in quegli anni per Russell. Che cosa avrebbe detto il commissario se gliele avesse portate in centrale per fare un pò di spazio in camera sua? Si sarebbe spaventato nel vedere che usava ancora tanta carta?

Forse il suo sonno disturbato dipendeva proprio dal rapporto che si era instaurato con la polizia… 

Dopo la testimonianza sul De Sandri, Olivia era entrata nello staff del commissario come consulente esterna inizialmente per occuparsi di ricerche. Con il tempo aveva iniziato a svolgere le indagini “sul campo”. Ma ufficialmente non faceva parte delle forze dell’ordine: Olivia non si sentiva veramente parte del gruppo. 

Di che cosa si lamentava? Poteva evitare tante noiose riunioni e non doveva sbrigare la burocrazia che toccava ai “veri” agenti.

In realtà erano settimane che Russell non la chiamava per un nuovo incarico. Doveva cominciare a preoccuparsi?

Chi stava parlando con Olivia in quel momento? Non era la voce della sua coscienza. Diceva che durante la notte il professor De Sandri era ritornato nel Centro di Detenzione. Aveva distrutto l’encefalo di un detenuto e se ne era portati via altri due.

Ad un certo punto squillò il telefono e Olivia si svegliò del tutto, ritrovandosi circondata dai led di decine di droni informatori. Balzò fuori dal letto gridando e accese la luce. Afferrò l’e-reader sul comodino per scacciare gli intrusi. 

“Andate via! Fuori, maledetti insetti!”

Una delle voci che le avevano fatto compagnia in quelle ore di sonno disturbato riecheggiò ancora una volta nella stanza. “Olivia, un’ultima dichiarazione…” 

“Ho detto fuori!” Lo sciame si ricompattò in gruppo e si diresse verso la finestra.

Mentre li cacciava con una mano, con l’altra slegava la treccia che teneva di notte per ritrovarsi al mattino con i capelli ricci ordinati, scuoteva la testa per sciogliere le ciocche, si sistemava la canottiera nei calzoncini del pigiama. Nella bagarre era riuscita anche a far cadere a terra un paio di droni e a romperli. 

Il telefono nel frattempo stava ancora squillando. Olivia si ricompose. Era il commissario Russell. 

“Abbiamo un problema con una nostra vecchia conoscenza”, le disse.

Tirò ad indovinare. “Il professor Gregg De Sandri?” 

“Come lo sai?”

“I droni informatori sono riusciti ad entrare, mi hanno estorto un’intervista sul professore. Non so nemmeno cosa ho risposto”. 

“Questa notte Gregg De Sandri ha distrutto l’encefalo di Andreas Webb, l’imprenditore edile, e ha rapito altri due detenuti: Karoline Price e Simon Kaufmann”.  

“Porca miseria. Credevo che fossero solo brutti pensieri”. 

“Si è infiltrato nella sua vecchia cella un tre ore fa. E’ possibile che non avesse neanche un piano, forse voleva solo vedere il posto… e ad un certo punto ha iniziato a fare casino. Quei tre detenuti si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma non escludiamo niente. Forse ha ucciso e rapito con uno scopo ben preciso. Tu il professore lo conosci. Seguirai le indagini collaterali del caso, Olivia”. 

(continua)

WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: