Zia

Ho appena lasciato il mio lavoro. Tolta la rata del mutuo, i soldi non mi bastano nemmeno per fare la spesa. Devo tornare a stare da mia zia per un pò.

L’impiegato dell’agenzia affitti si occuperà di trovare qualcuno per un paio di mesi, giusto il tempo di trovare un altro lavoro. Nella zona in cui abito, sui navigli, non mancano mai turisti o supplenti interessati. Preparo il mio zaino ed esco. 

Zia Rosanna abita alla periferia sud. Ho vissuto da lei durante i primi anni di università. Oramai torno solo per gli auguri o se ho bisogno di spazio aggiuntivo per le mie cose. La mia vecchia cameretta è un magazzino. Ci sono i vestiti che non metto più, i libri degli esami che ho passato, pile di biancheria da stirare, la vecchia macchina da cucire di mia zia…

Ho ancora le chiavi di casa, entro. “Ciao, sono io. Rita”. 

I fogli della tappezzeria in corridoio si sono separati, rivelando il muro giallastro sottostante. 

Invento una scusa per aver lasciato il mio appartamento. 

“Mi fermo per un pò. Stanno disinfestando il palazzo dai topi”.

Zia Rosanna emerge ciabattando dalla sala, da cui arriva il rumore della tv accesa.

“Ciao, Rita”. Si avvicina e mi bacia sulle guance. I capelli bianchi e ben pettinati sanno di cavolfiore. 

“Un giorno, potrei passare una mano di colla sulla tappezzeria. Magari possiamo strappare via tutto e dare una bella imbiancata”. Abbraccio le pareti con un gesto e butto lo zaino in un angolo. 

“Non c’è bisogno, lascia stare tutto così com’è”, risponde lei. 

Le passo davanti senza replicare e mi dirigo in cucina. Apro il frigorifero. Carote, peperoni, lattuga. In freezer, buste di minestrone congelato. Ho una fame che non ci vedo.

“Stasera facciamo la pasta all’amatriciana. Hai la pancetta?” Chiedo.

“La pancetta non posso mangiarla perché ho il colesterolo”. 

“Ci mettiamo il prosciutto cotto” propongo. Mi sento flessibile, capace di risolvere qualsiasi situazione. La zia mantiene il suo sguardo torvo.

“Approfitta del fatto che sono qui”, insisto. “Potrei fare la spesa e cucinare per te. Fammi la lista di quello che ti serve”.

“Non mi serve niente. Sei forse venuta qui a mangiare?”

La solita arpia. Non mi lascio scoraggiare.

“Da quanto tempo non abitiamo più insieme, zia? Tre anni? E non vuoi neanche goderti una serata con tua nipote? Preferisci accusarmi di approfittarmi di te! Possibile che tu debba essere sempre tanto sospettosa, negativa?” 

Finalmente si decide ad andare a prendere il borsellino.

“Va bene. Ma prendi solo il prosciutto cotto” dice, consegnandomi il bancoposta. Non mi dà i contanti perché teme che io mi tenga il resto, la spilorcia.

Di rientro dalla spesa decido che non avremo altre discussioni. Glielo devo. Mi ha ospitato durante i primi anni di studio, permettendomi di mettere via un pò di soldi e di pagare l’anticipo per il mio appartamento.

Comincia a chiedermi della disinfestazione del mio palazzo. 

“Possiamo cambiare argomento, visto che stiamo mangiando?” Chiedo.

“Ti avevo detto di non comprare vicino ai navigli. Avrai sempre delle rogne. Non c’erano gli scarafaggi l’altra volta?”

Non è il caso di prendermela. Meglio dormirci sopra.

“Vado a letto, zia. Domani devo iniziare a studiare per la tesi”.

“Prendo le lenzuola pulite”, dice lei. 

Comincio a sparecchiare e improvvisamente la sento gridare. Mi precipito da lei, in cameretta.

“Cos’è questa roba?” Urla.

Porc… Mi sono dimenticata i sacchetti della spesa nell’armadio.

“Li ho portati da casa!” Dico, sperando che mi creda. 

Lei tira fuori pacchi di biscotti, la pasta, le conserve di pomodoro, le lattine di tonno, gli snack al cioccolato… Una bibita energetica cade a terra e rotola sotto al letto.

“Volevi che la lasciassi per i topi?” 

“Domani andrò in posta e mi farò dire quanto hai speso!” 

“Ma zia! Non pensavo di dover mangiare soltanto verdure. Riporto tutto indietro, non c’è problema! Tirchia che sei, strega!”

Zia Rosanna si lascia cadere sul letto mentre io ricaccio tutto dentro ai sacchetti.

“Lascia stare”, dice. “Tanto adesso il supermercato è chiuso”. 

“Sono aperti di giorno e di notte, h24”.

Tiro su lo zaino ed esco.

Chi me l’ha fatto fare di tornare da zia Rosanna? 

E pensare che mi sarebbe bastato così poco per trovare un lavoro. Forse una settimana. Ero veloce in queste cose. 

Cammino verso il supermercato. 

Una settimana sarebbe stata sufficiente, sì… Bisognava cercare un po’ tra gli annunci, sistemare il curriculum, mostrarsi gentili durante il colloquio.

Avrei saputo cavarmela anche questa volta.

Avrei potuto dire a mia zia che la disinfestazione era terminata e che le avrei restituito i soldi con il prossimo stipendio. Avrei chiamato l’agenzia per avvisarli che al momento l’appartamento non era più disponibile.

Supero il supermercato e mi dirigo alla fermata dell’autobus. Arriva la 65 e ci salgo sopra. Un’ora dopo sono di nuovo nel mio monolocale.

Entro nella stanza con vista sul deposito dei tram. Torno in soggiorno. Una casa di soli quaranta metri quadri. Quaranta metri quadri di pace.

Sistemo i sacchetti della spesa. Tiro fuori una barretta di cioccolato, ci affondo dentro i denti.

Come ho potuto pensare di lasciare il mio appartamentino così tranquillo e accogliente?

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