2. Zia Rosanna

L’unico problema di aver lasciato il lavoro di babysitter è che, tolta la rata del mutuo, i soldi non mi bastano nemmeno per andare a fare la spesa. Dovrò tornare a stare da zia Rosanna per un pò.

L’impiegato dell’agenzia si occuperà di trovare qualcuno per l’affitto. Non mancano mai turisti o insegnanti supplenti interessati al mio appartamento sui navigli. Preparo il mio zaino ed esco. 

Zia Rosanna abita alla periferia sud di Milano. Mi ha ospitato a casa sua durante i primissimi anni di università. Oramai torno di rado, per gli auguri durante le feste o quando ho bisogno di spazio aggiuntivo per le mie cose. La mia vecchia cameretta ormai è un magazzino. Ci sono i vestiti che non metto più, i libri degli esami che ho passato, pile di biancheria, un asse da stiro, una macchina da cucire…

Ho ancora le chiavi di casa, entro. “Ciao, sono io. Rita”. 

I fogli della tappezzeria verdognola in corridoio si separano e si sollevano, rivelando il muro giallo sottostante. 

Invento una scusa per aver lasciato il mio appartamento. 

“Mi fermo qui per un pò. Da me stanno disinfestando il palazzo dai topi”.

Zia Rosanna emerge ciabattando dalla sala, da cui arriva il rumore della tv accesa.

“Ciao, Rita”. Si avvicina e mi bacia sulle guance. I suoi capelli bianchi e ben pettinati sanno di cavolfiore. 

“Potrei passare una mano di colla sulla tappezzeria, se vuoi. Magari possiamo strappare via tutto e dare una bella imbiancata”. Abbraccio le pareti con un gesto e butto lo zaino in un angolo. 

“Non ce n’è bisogno, lascia stare tutto così com’è” risponde lei. 

Le passo davanti senza obiettare e mi dirigo in cucina. Apro il frigorifero. Come mi aspettavo: carote, peperoni, pomodori, lattuga. Mia zia è fissata con la dieta salutistica. Guardo in freezer: solo buste di minestrone congelato. Ho una fame che non ci vedo.

“Stasera facciamo la pasta all’amatriciana. Hai la pancetta?” Chiedo.

“La pancetta non posso mangiarla perché ho il colesterolo”. 

“Ci mettiamo il prosciutto cotto” propongo. Mi sento flessibile, capace di risolvere qualsiasi situazione. La zia mantiene il suo sguardo torvo.

“Approfitta del fatto che sono qui”, insisto. “Potrei fare la spesa e cucinare per te. Fammi la lista di quello che ti serve”.

“Non mi serve niente. Sei forse venuta qui per mangiare?”

La solita arpia. Ma non mi lascio scoraggiare.

“Da quanto tempo non abitiamo più insieme, zia? Tre anni? E non puoi neanche goderti una serata con tua nipote? Preferisci accusarmi di approfittarmi di te! Possibile che tu debba essere sempre tanto sospettosa e negativa?” 

Finalmente si decide ad andare a prendere il borsellino.

“Va bene. Ma prendi solo il prosciutto cotto” dice, consegnandomi il bancoposta. Non mi dà i contanti perché teme che io mi tenga il resto, la spilorcia.

Di rientro dalla spesa, decido che non avremo altre discussioni. Glielo devo. Mi ha dato ospitalità durante i primi anni di studio, permettendomi di mettere via un pò di soldi e di comprare un appartamento tutto mio.

Ad un certo punto comincia a chiedermi della disinfestazione del mio palazzo. 

“Possiamo cambiare argomento, visto che stiamo mangiando?” Le chiedo.

“Ti avevo detto di non comprare vicino ai navigli. Avrai sempre delle rogne. Non avevi avuto gli scarafaggi l’anno scorso?”

Non è il caso di prendermela. Meglio dormirci sopra.

“Vado a letto, zia. Domani devo iniziare a studiare per la tesi”.

“Ti prendo le lenzuola pulite”, dice lei, alzandosi ed andando in cameretta. 

Comincio a sparecchiare. Improvvisamente la sento gridare. Mi precipito da lei.

“Cos’è sta roba?” Urla.

Porc… Mi sono dimenticata i sacchetti della spesa nell’armadio.

“Li ho portati da casa!” Dico, sperando che mi creda. 

Lei tira fuori pacchi di biscotti, di pasta, conserve di pomodoro, lattine di tonno, snack al cioccolato. Una bibita energetica cade a terra e rotola sotto al letto.

“Ti dico che è roba mia, non toccare. Volevi che la lasciassi per i topi?” 

“Domani andrò in posta e mi farò dire quanto hai speso!” 

“Ma zia! Non pensavo di dover mangiare soltanto verdure. Riporto tutto indietro, non c’è problema! Tirchia che sei, strega!”

Zia Rosanna si lascia cadere sul letto, mentre io ricaccio tutto dentro ai sacchetti.

“Lascia stare”, dice lei. “Tanto adesso il supermercato è chiuso”. 

“Sono aperti di giorno e di notte, h24”.

Prendo lo zaino ed esco.

Chi me l’ha fatto fare di tornare da zia Rosanna? E pensare che mi sarebbe bastato poco per trovare un lavoro. Forse una settimana. Ero veloce in queste cose. Cammino verso il supermercato. 

Una settimana era sufficiente. Bisognava cercare un po’ tra gli annunci, sistemare il curriculum, mostrarsi gentili durante il colloquio. Avrei saputo cavarmela anche questa volta. Oltrepasso il supermercato, mi dirigo alla fermata dell’autobus. Salgo sulla 65. 

Mezz’ora dopo sono di nuovo nel mio monolocale.

Sistemo i sacchetti della spesa.

Chiamo mia zia e le spiego che la disinfestazione è già finita. Le riporterò i soldi che le devo appena possibile.

Vado nella mia cameretta con vista sul deposito del tram. Torno in soggiorno. Quaranta metri quadri di pace. Tiro fuori una barretta di cioccolato, ci affondi dentro i denti.

Come ho potuto pensare di lasciare il mio appartamentino così tranquillo, così accogliente?

(continua)

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