Estratto da “La counselor”

Persi per un po’ i contatti con Ada perché mi trovavo in tempo di esami. 

Lei aveva praticamente lasciato l’università per dedicarsi a tempo pieno al counseling, ma io non avevo una professione altrettanto intrigante per giustificare il fatto di non dare esami.

Così non ci frequentammo per qualche tempo, e non mi resi conto della trasformazione che stava avvenendo in lei, e che avrei scoperto solo poi, quando non ci sarebbe stato più niente da fare (sempre che ci fosse mai stato). 

Devo confessare che non ero una studentessa brillante, tutt’altro. Ero ormai fuori corso da qualche anno e la mia media era scadente, mentre diversi miei coetanei erano già nel mondo del lavoro e stavano finendo la gavetta dopo una durissima selezione per entrare nei migliori studi legali. 

Io mi sentivo fuori dai giochi, mi dicevo che mi sarei dovuta accontentare di uno studio legale minore che mi avrebbe sfruttato, e dove sarei rimasta a lambire senza stimoli né guizzi fino alla pensione, con una retribuzione ridicolmente bassa.

La verità è che avevo perso la spinta che mi aveva portato a scegliere la facoltà di giurisprudenza, e che era nata dal desiderio di compiacere un professore di diritto delle superiori particolarmente geniale e vanitoso.

Ora quel professore era andato in pensione e non mi era nemmeno più agevole aggiornarlo sui miei progressi, come usavo fare dopo i primi esami, appostandomi davanti al mio ex istituto delle superiori, durante l’orario di uscita. Sul motivo per cui mi fosse necessario fare dei gesti di adulazione, e creassi legami di questo tipo con gli adulti di riferimento (in un modo tanto effimero, poi), non mi pare opportuno soffermarmi perché uscirei troppo dai fatti che vorrei raccontarvi.

Comunque avevo fatto una scelta poco oculata ed ero in difficoltà con questo corso di studi. Con l’eccezione del diritto costituzionale, che di fatto era la branca che conoscevo meglio, avendolo studiato alle superiori, e che più si prestava agli approfondimenti e alle speculazioni filosofiche in cui amavo perdermi, le altre materie erano estremamente vaste e riguardavano una miriade di argomenti. 

Una volta mi ero confrontata su questo con uno studente iscritto a un’altra facoltà, che mi aveva detto di preferire l’approccio agli studi con visione estesa e ampia, che va poco in profondità. Al sentire questo mi ero sentita chissà perché in difetto, come se la mia visione dimostrasse meno coraggio e fosse ancora una volta, per chissà quale associazione, adulatoria e asservita. Perché in effetti entrare in profondità su un tema significava affezionarcisi, dedicarle del tempo, preferire quella ad altri argomenti di studio. O forse dicevo così perché avevo una memoria pessima e faticavo a ricordare argomenti diversi tra loro e tra cui non potevo fare collegamenti perché non avevano molte relazioni tra loro. Ecco ancora una volta che emergeva il mio problema: anche nello studio cercavo relazioni che mi aiutassero a gestire la paura di restare sola, senza riferimenti? Possibile che i miei processi di apprendimento e le mie preferenze tematiche dipendessero da un’emotività fragile e problematica?

Comunque in certi momenti sentivo di esser ancora in tempo per fare qualcosa di buono, mi sembrava che quegli studi mi appartenessero, riuscivo a distrarmi dall’incertezza del futuro e dal dubbio di aver rovinato tutte le chance che avevo, insomma ero libera di lasciar volare la fantasia.

Ora, per completare il primo semestre avevo scelto un esame complementare di diritto costituzionale e nuove tecnologie. Si trattava di un corso che mischiava il diritto e le più recenti e avveniristiche innovazioni tecnologiche e scientifiche. 

La nascita del testamento biologico seguita alle discussioni sull’eutanasia, a loro volta figlie della possibilità di mantenere indefinitamente in vita corpi irremediabilmente offesi o in stato vegetativo, la regolamentazione sulla procreazione assistita dei feti, le condizioni da porre ad una materia come l’editing genomico che da parte sua ambiva invece all’onnipotenza, e in generale il modo in cui le nuove potenzialità della scienza condizionavano il diritto, aumentando la sfera di tutto ciò che si poteva o che non si poteva legittimamente fare, erano temi che mi appassionavano moltissimo. 

Questo esame non creava alcuna difficoltà alle mie capacità di apprendimento ed ero ben contenta di potermici dedicare. Studiai dispense e libri previsti dall’esame e lo superai in modo eccellente. 

Poi chiamai la mia amica Ada, per festeggiare.

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