Cattiva reputazione – epilogo

Il signor Riccardi osserva gli operai che stanno caricando i sacchi di cipolle sui nastri trasportatori. Sono riprese le normali attività, in magazzino.

Ma quest’uomo, si dice Liv mentre gli va incontro per chiarire le cose una volta per tutte, non può essere il titolare. Ha capelli finissimi, bianchi e piuttosto lunghi, rivolti scompostamente da una parte e dall’altra della testa. Rigido come un militare sull’attenti, tiene le braccia incrociate sul petto, seguendo con fare inquisitorio i movimenti dei suoi sottoposti.

Ora Liv si domanda, potrebbe aver incontrato quell’uomo nella forma di Robertson, il giorno prima o quello precedente, e non essersene accorta?

Potrebbe aver perso un’occasione che era a portata di mano (in questo caso l’occasione di incontrare un uomo nella sua versione migliore), solo per distrazione o noncuranza, come in tanti altri casi le è capitato?

Gli operai non emettono un fiato e caricano i sacchi con gesti che si ripetono sempre uguali, mostrando di aver abdicato a qualsiasi moto che non sia automatico ed eterodotto.

Ora Liv farà il possibile per far ritornare l’uomo che le ha affidato l’incarico…

“Buongiorno signor Riccardi, piacere di conoscerla. Sono Liv Marette. Mi dispiace molto per suo nipote”.

Riccardi scuote la testa.

“Non lo nomini neanche, quel delinquente”.

“Credo che meriti una seconda possibilità. E potrò darvi il mio supporto, se lo riterrete opportuno. Non sarebbe la prima volta che concludo un progetto di consulenza per iniziarne subito un altro, con lo stesso cliente”.

“Il suo supporto? Ma per che cosa?”

“Per il passaggio generazionale”.

“Non ha avuto il mio messaggio? Non c’è nessun progetto di consulenza”.

“Signor Riccardi, la Onring mi ha incaricato di trovare una nuova immagine per l’Azienda: un’immagine razionale e moderna. Ho avvertito chiaramente questo desiderio, era molto forte”.

“Guardi che ero pronto a fare un passo indietro, io. Avrei lasciato che mio nipote e il signor Robertson facessero di testa loro. Ma mio nipote si è rivelato un teppista. Quindi ora faremo a modo mio. Non voglio sentir parlare di immagini e di cose moderne”.

“Parliamo di come vi presentate ai clienti, allora. Non avete un solo vestito nell’armadio, ma tanti, e diversi. Potremmo dare un’occhiata insieme a quei vestiti e vedere se ce n’è qualcuno che valga la pena di venir messo in luce e valorizzato. Magari c’è solo qualche piccola riparazione da fare e tornerà come nuovo. Che cosa ne pensa?”

“Penso che siamo partiti con il piede sbagliato. Il mio ex socio, il signor Robertson, le ha chiesto di venire qui e di fare tutto quello che voleva”.

“Signor Riccardi, ho potuto osservarvi attentamente e ho capito che questa Azienda ha un’anima molto innovativa…”

“Invece non ha capito un bel niente”, taglia corto il Riccardi.

Per un attimo Liv pensa di poter ancora convincere il titolare della Onring. Ha sempre trovato le soluzioni che si attendevano da lei.

“Piuttosto, lei sa che le cipolle sono ricche di vitamine e di sali minerali?” Le chiede dopo un attimo di silenzio.

“Le… cipolle?”

“Sono ortaggi meravigliosi. Quando si taglia il bulbo, la cipolla produce una sostanza che si chiama solfossido. Questa sostanza a contatto con la pellicola liquida che c’è sugli occhi si trasforma in acido solforico, molto irritante, e si forma la lacrimazione. La maggiore quantità di liquido nell’occhio trasforma ancora più solfossido in acido solforico. E’ una reazione a catena”.

“Capisco. Un circolo vizioso”.

“Esatto. Una volta innescato, non c’è niente da fare”, conclude il signor Riccardi. Ad un cenno della sua mano, tre operai si avvicinano e gettano un sacco vuoto ai piedi di Liv.

“Non c’è nessun rimedio”, conferma la consulente.

Mentre gli operai la chiudono nel sacco per caricarla sul nastro trasportatore, Liv ripensa alle sue responsabilità.

Ha confidato ad Alberto che, a causa dell’educazione ricevuta da suo padre, le capita di avere comportamenti egoistici. Ma perché imputare al padre le sue proprie mancanze? Questo infangare la memoria di chi l’ha messa al mondo, è un fatto certamente grave.

E non condivide mai le decisioni di sua madre: non è anche questo un peccato?

Non per niente esiste il comandamento “Onora il padre e la madre”. Non sono quelle le vere colpe a cui dovrebbe porre rimedio?

Ma come si fa ad agire sul proprio pensiero come se fosse quel sacco che potrebbe aprire e buttare a terra, se solo volesse liberarsi?

Aspetta il rumore della gomma sui rotori al passaggio nel tunnel e poi esce dal sacco e si lascia cadere giù, sul mucchio di teli di juta, dentro al container.

Fine (parti precedenti qui)

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