Cattiva reputazione – 8

L’agente Francesco Pulchierri, incaricato del fermo del rampollo Alberto Riccardi e di condurre le indagini sul ritrovamento della droga, è impegnato a districarsi una ciocca di capelli aggrovigliati. Dopo un istante estrae un piccolo gomitolo nodoso che va a depositare dentro a un posacenere contenente residui di matite e altri scarti non ben identificati. Conclusa questa operazione prende carta e penna per annotare le dichiarazioni di Liv Marette.

“Che ruolo ha lei alla Onring?” Le chiede.

“Sono una consulente aziendale. In seguito al ritrovamento della droga, sono stata contattata dalla Onring per accertarmi che non potessero verificarsi ulteriori cadute di immagine, per poi lanciare un piano di comunicazione con cui rafforzare la reputazione dell’Azienda nei confronti dei dipendenti e di tutti i clienti”.

“Nel corso dei suoi accertamenti ha trovato qualcosa di… sconveniente?” 

“Niente affatto. Sono arrivata alla conclusione che la faccenda della droga era veramente poca cosa, riconducibile a un tentativo di passaggio generazionale compiuto in modo avventato. Ma intendo aiutare l’Azienda perché simili episodi non possano ripetersi in futuro”.

“Non la seguo”.

“Portare la droga in Azienda è stato un atto di ribellione da parte del nipote del signor Riccardi. Alberto non si riconosceva nel ruolo di futuro titolare, ma non avendo il coraggio di affrontare suo zio, ha dovuto mostrarsi inadeguato al ruolo che gli si voleva affidare. Insomma è una questione che riguarda zio e nipote, facilmente risolvibile, da trattare con la massima riservatezza. Ora posso parlare con Alberto?” 

“Lo abbiamo avvisato che lei è qui ma non vuole incontrarla, mi spiace. Dunque il titolare, il signor Riccardi senior, non sapeva niente della provenienza della droga?

“No, niente”.

“Non era lui a farne uso? Ne è certa?” 

“Assolutamente. I titolari della Onring non avevano niente a che fare con la droga. Altrimenti il signor Robertson non avrebbe avuto motivo di affidarmi un incarico di consulenza”. 

“Chi è il signor Robertson?”

“L’altro socio dell’Azienda. Forse le risulta che ci sia solo il signor Riccardi, ma fino a ieri i soci erano due: il signor Riccardi e il signor Robertson. Veramente sono pure un pò preoccupata per il signor Robertson”. 

L’agente posa la penna e riprende a lavorare sui suoi capelli.

“In che senso?” 

“Il signor Robertson non aveva alcuna intenzione di lasciare l’Azienda, secondo me. Io ho convinto il nipote del signor Riccardi a parlare con suo zio e con il signor Robertson per assumersi le sue responsabilità. Temo che il colloquio abbia preso una brutta piega e che possa esser capitato qualcosa di brutto al signor Robertson”.

L’agente Persichetti si sfila le dita dalla capigliatura.

“Guardi che non c’è nessun signor Robertson. C’è solo un socio alla Onring. Il signor Riccardi”. 

“Io so che il signor Robertson esiste. Ci ho parlato al telefono. Mi ha contattato per affidarmi l’incarico di consulenza, pochi giorni fa”.

“Mi sa che è incappata nei problemi del signor Riccardi”.

“Quali problemi?”

“Il signor Riccardi ha una doppia personalità. In certi momenti fa il padre-padrone di un’azienda vecchio stampo. Altre volte, immagino quando si fa chiamare signor Robertson, diventa gentile e moderno. Ci aspettavamo che l’uso delle droghe spiegasse le sue stranezze, ma a quanto pare non c’avevamo visto giusto…” 

Continua – parti precedenti qui)

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