Cattiva reputazione – 5

Liv raggiunge il nastro trasportatore usato da Querelle e ci sale sopra.

Il rullo la porta su lentamente e inizialmente è bello guardare il magazzino dall’alto. Ma quando entra nel tunnel, la consulente si rende conto di aver commesso una leggerezza.

Percorre un centinaio di metri al buio udendo soltanto il rumore della gomma che stride sui rotori. Poi si ritrova sospesa a una decina di metri d’altezza. Il nastro si dirige verso due arti d’acciaio il cui scopo è tranciare i sacchi da gettare in un container, lasciando cadere le cipolle in essi contenute in una vasca colma di un liquido roseo, sul cui fondale sono disposte altre lame che separano gli ortaggi dalle bucce. 

Prima di venir artigliata dai bracci meccanici, Liv si lancia dentro al container, sopra ai sacchi di juta vuoti.

E’ come beccarsi una sberla da una mano gigante.

Come ha fatto Querelle a non infortunarsi?

La consulente si solleva in piedi tremante e poi scende a terra grazie a una scaletta fissata al container.

Raggiunge l’uscita. Dietro a una fila di tir parcheggiati nel piazzale vede le finestre illuminate dell’albergo e in qualche modo lo raggiunge.

Chiede un analgesico alla reception, prende possesso della sua stanza e si addormenta di botto.

Poco dopo sogna una veglia funebre. La musica in sottofondo, eseguita da strumenti ad arco, ha un timbro dolce e rassicurante. Le appare Jenny Lamantina e Liv le chiede chi sia morto. La dipendente risponde che il signor Robertson è stato ucciso. 

Ora si spiega perché non abbia potuto incontrarlo, si dice Liv vagamente sollevata. 

“Com’è successo?” 

“Lo hanno colpito con la pietra che sembrava il piccolo grand canyon”.

Liv ricorda il commento della dipendente sul colorito anomalo della pietra. Dunque si trattava di tracce di sangue. E stata usata per colpire il signor Robertson e poi è stata ripulita alla meglio.

“Chi è stato?” Chiede Liv.

“Tu lo hai ucciso”, risponde la signora Lamantina. “Altrimenti perché te l’avrei data in mano?” 

La consulente pensa che quel ragionamento non faccia una piega e si sente profondamente in colpa.

All’improvviso Liv si rende conto che la musica proviene dagli altoparlanti nella stanza e si sveglia. 

Prova a telefonare in reception per chiedere spiegazioni, e non ottenendo risposta scende di persona ma non trova nessuno.

La melodia proviene dal seminterrato. Il suono conduce Liv fino ad una porta attraverso cui può guardare, da una finestrella di vetro. Si tratta del locale piscina. Intorno alla vasca ci sono delle persone sdraiate, nude o in accappatoio. 

La consulente non intende conoscere in quel modo i dipendenti dell’azienda.

Fa per allontanarsi. In quel momento arriva un giovanottone alto, in costume e maglietta. Le sorride con fare calmo e gentile. “Buonasera, sono Alberto Riccardi”.

“Lei è il signor Riccardi? Il socio dell’Azienda?” Chiede la consulente. 

“No, sono suo nipote. Mio zio mi ha chiesto di venire a lavorare con lui per farmi un’idea di come funziona”. 

(Continua – parti precedenti qui)

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