Cattiva reputazione – 1

Si avvicina all’edificio in mattoni chiari che vede sullo sfondo, dall’altro lato del piazzale, e si domanda se faccia ancora in tempo a rinunciare all’incarico. 

Senza rallentare si toglie gli occhiali dalla montatura esagonale, ci soffia sopra e rimette a fuoco l’insegna Onring.

Non è questione di insicurezza: la consulente Liv Marette è certa di poter fornire le soluzioni che si attendono da lei, in tempi brevi. 

Ma si figura che difendere la buona reputazione di un’Azienda coinvolta in questioni di droga la porterà a mentire, nascondere, creare scenari inventati e chissà che altro. 

Prosegue meccanicamente oltre l’ingresso. L’addetto alla sicurezza, seduto alla reception, la blocca per sottoporla a una serie di formalità. Liv risponde quanto basta per levarselo di torno.

Ora che è dentro non vede l’ora di cominciare. Nei giorni precedenti ha dato solo una veloce scorsa al rapporto sul ritrovamento degli stupefacenti, a seguito di un sopralluogo su un tir che trasportava prodotti della Onring. Preferisce fare le sue osservazioni senza pregiudizi o quantomeno è così che giustifica il suo voler partire subito, senza perdersi in tante informazioni preliminari. 

Restituisce i moduli alla guardia e segue le indicazioni per il deposito, oltre ad una porta in ferro da cui esce su una strada sterrata che conduce ad un basso fabbricato. 

Il magazzino è grande quanto un campo da calcio. In quel momento non c’è nessuno, ma i nastri trasportatori continuano la loro lenta risalita fino a una decina di metri, raggiungono i tunnel sospesi e proseguono oltre alle pareti. 

Liv ha un dispositivo per analizzare gli odori. Una di quelle cose adatte ad un compito – uno solo, ma da svolgere alla perfezione. Quando le gira bene, anche lei si sente come uno di quegli oggetti.

Si dirige tra le file dei pellet straripanti di sacchi di cipolle. La temperatura è di otto gradi sopra lo zero. 

L’addetto alla sicurezza l’ha guardata come a dire non sai cosa ti aspetta. Poi le  ha proposto un impermeabile termico, che lei ha rifiutato. Non avrebbe accettato lo scetticismo e la sfiducia impliciti nell’offerta del vigilante. 

Le è parso bizzarro fin dall’inizio. Le era sembrato che dormisse, poi aveva notato le sopracciglia alzate che formavano dei solchi sulla fronte. Per un pò erano rimaste in quella posizione, anche dopo che aveva aperto gli occhi. Dunque li aveva tenuti chiusi per concentrarsi su qualcosa, infischiandosene delle apparenze, ma in un’Azienda anche le apparenze erano importanti: sembrare addormentati sul posto di lavoro era un fatto molto grave. 

Liv Marette si dirige nel punto in cui l’odore della cipolla è più pungente, e a quel punto si accorge dell’intruso. 

Se ne sta dall’altra parte di un nastro, tenendolo bloccato con le mani.

(Continua…)

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