Il morbo del derma scoperto

…Quel morbo terribile passava dalla bocca ai polmoni fino all’intestino, bruciando tutto al suo passaggio.

La piccola Olivia si guardava spesso le mani alla ricerca della minima variazione dell’epidermide, a caccia della bollicina che facesse presagire il contagio. Ad un certo punto si convinse che se avesse rinunciato al tatto smettendo di toccare gli oggetti, la malattia non l’avrebbe presa. Dal tatto era passata agli altri sensi e alla fine era arrivata ad evitare di pensare: si sforzava di percepire il meno possibile. Non avrebbe saputo cos’altro fare.

Il lockdown durò sei mesi, ma a quell’età sembrarono anni.

In quel clima di paura si cercarono tutte le soluzioni possibili, l’urgenza fece sì che le proposte più audaci avessero una chance. Non c’erano altre regole se non salvarsi e trovare una cura. Nei casi in cui gli organi interni erano compromessi, l’unica possibilità di sopravvivere era la creazione di un corpo bionico con cui l’encefalo sano potesse interagire. I neurochirurghi innestarono sul cervello dei microelettrodi capaci di rilevare i segnali elettrici e di trasmetterli ad un computer chiamato source, perché li analizzasse e istruisse il corpo artificiale a compiere l’attività desiderata. I bioingegneri crearono dei dispositivi protesici in grado di simulare perfettamente il funzionamento del corpo umano.

La ricerca sui corpi bionici fece un balzo in avanti.

Poi si scoprì un vaccino contro il virus del derma scoperto e l’epidemia fu debellata e dimenticata. Ma i benefici del corpo artificiale erano ormai evidenti a tutti…

(tratto da “Questa non è la storia di David”, continua qui)

2 risposte a "Il morbo del derma scoperto"

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