Alto potenziale

Il giorno del colloquio la candidata indossava un impeccabile completo nero Armani. Aveva degli splendidi capelli ricci, pieni e morbidi, che le incorniciavano il viso. Aveva aspettato che la chiamassero seduta sul divanetto della hall, e sebbene fosse arrivata puntuale, almeno mezz’ora prima, non aveva dato segni di impazienza. Era l’immagine della tranquillità e della discrezione. Ma chi le era passato davanti non aveva potuto non notarla, per l’energia e la calma rassicurante che irradiava.

Quando finalmente il direttore di marca era andato a prenderla, lei gli aveva rivolto il più affascinante dei sorrisi, ottenendo in un secondo che l’attenzione del manager, fino a un istante prima preso da una serie di altre questioni aperte e pressanti, si concentrasse su di lei soltanto. Come gli aveva riferito la direttrice risorse umane di Jean De La Tour, che aveva già intervistato la candidata e ne era rimasta entusiasta, il candidato di “alto potenziale” lo si riconosceva appena si alzava dal divanetto della hall.

Se c’era una cosa che non difettava in JDLT era la capacità di profondere complimenti per quei candidati che venivano ritenuti, appunto, “alti potenziali”, espressione con cui, secondo i più maligni, si identificavano professionisti che promettevano di sapersi adeguare senza soccombere ai ritmi, agli eccessi e alle contraddizioni del personale già attivo in JDLT.

Nel corso dell’intervista il manager si era sentito sempre più rassicurato e rinfrancato, come se ogni risposta della candidata andasse ad aggiungere un tassello ad una torre ben congeniata, dalla cui solidità dipendevano le sorti di tutta l’azienda. Addirittura, la candidata sembrava anticipare i possibili punti deboli dell’impalcatura che si andava delineando, e le informazioni che dava con tanta amabilità e competenza sulle proprie esperienze e personalità, e persino sui suoi piccoli difetti, andavano a rafforzare la struttura di quella torre ideale, in modi che nemmeno lui avrebbe immaginato.

L’aveva congedata con la promessa di farle avere un riscontro al più presto e, una volta rimasto solo in ufficio, aveva telefonato e scritto mail, per redarguire tutti quelli che erano coinvolti in quel processo selettivo, perché si sbrigassero a formulare un’offerta di assunzione, per non lasciarsi sfuggire una candidata di quel potenziale.

(da “I candidati”)

 

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