il colloquio

Siedono l’uno di fronte all’altro, ai lati della scrivania.

Sulla bocca dell’esaminando c’è un rivolo di saliva. L’esaminatore si sporge verso di lui. Non è saliva, è un filo. Lo prende con delicatezza, comincia a tirarlo. Il filo esce lentamente, lungo e sottile. Si ammucchia sulla scrivania.

L’esaminando pensa di aver risposto bene… L’intervistatore gli sfiora un orecchio.

C’è un filo che fuoriesce dal condotto uditivo, si inceppa. Tira più forte con decisione, famelico. Finalmente si interrompe.

Il candidato guarda la matassa di fili che giace sul tavolo. Ma prima di rendersene conto, qualcosa già si muove all’altezza dell’ombelico. Un filo gli fuoriesce dalla camicia, sposta la cravatta. Non sa da dove sia partito e quali organi attraversi. Lo sente solo muoversi, ma lascia che l’esaminatore lo estragga fino in fondo.

Il colloquio è terminato. Il candidato si sforza di sorridere, dietro alla montagna di fili. L’esaminatore ci affonda le mani, li soppesa, li porta al muso e li annusa.

Li abbraccia e conclude – Grazie, le faremo sapere.

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